Arbatax, accesa roccia, porta di questa valle
nata dalla costellazione di un limone,
qui l’aroma terrestre nella sua profondità gialla,
così come nell’azzurro tirreno lo zafferano che emerge
del tempo ancora imbattuto.
Posso vedere l’estensione dove cade la nebbia
o i passeri alzare voli infiniti.
Taglio vegetale fino alla costa, fenditura
per la quale il canto delle fini fonti scorre.
Nella sua geografia serpeggiano le strade dell’ uomo
e delle bestie e nell’ altura
i paesi come gerani
pendono a volte intrecciati nelle nuvole
o nella festa del sole, giorno dopo giorno.
Per questo solco inmenso navighiamo amore mio,
io e te, noi per questo fiume di alberi,
dal balcone di Lanusei fino all’ isola nera
che abbraccia i passeri dei velieri.
Nel folgorante mezzogiorno le ombre si attorcigliano
timorose e le navi del porto di Arbatax
alzano gli alberi al cielo, ferendolo di madreperla.
Dal Tirreno ritorniamo con le mani piene
di papaveri marini e canzoni di gesta.
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